Silvano GGM Amati
Silvano Zampini, in arte Silvano GGM Amati, nasce a Verona nel 1955. A soli 11 anni, durante una visita a casa da parte del medico di famiglia - anche lui artista - vengono notate le sue doti nella pittura; è la madre poi a sostenerlo donandogli colori a olio ed il suo primo cavalletto. Viene da subito indirizzato verso studi di tipo architettonico e urbanistici e nel frattempo prosegue la sua sperimentazione e crescita da autodidatta come artista; durante gli anni ‘70 partecipa ad alcune collettive d’arte a Roma e si avvicina in particolar modo alla Scuola di Architettura, Arte e Design della Bauhaus, creata dall’architetto tedesco Walter Gropius. Ne studia i principi fondanti come l’essenzialità e la modernità, indaga e si cimenta nelle esercitazioni di Paul Klee che per un periodo insegna all’interno della scuola. Questo periodo, dagli anni ‘70 sino ai primi anni del Duemila è caratterizzato da intense ricerche in ambito artistico, non sono mancati anche gli studi in ambito della psicologia, della fisica quantistica, della semiotica e delle neuroscienze; un susseguirsi di interessi profondi che l’artista ha manifestato per puro piacere della conoscenza. Non è altrettanto produttivo pittoricamente questo periodo, in quanto rivede nel movimento Dada l’apice delle intuizioni artistiche, Duchamp e la distruzione del concetto antico di arte, la lotta contro le convenzioni artistiche della borghesia. Scoperte fuorvianti che gli impediscono di sperimentare ulteriormente; tanto soddisfacenti quanto limitative secondo il suo percorso di crescita. Solamente all’inizio del Duemila riprende con gran vigore la produzione, che si manifesta attraverso opere provocatorie, nelle quali mette in discussione la tendenza dell’uomo nel rendere iconica una qualsiasi celebrità, un tentativo per cercare di smascherare e ri-umanizzare le icone della società. Allo stesso tempo cerca di utilizzare l’arte per esprimere concetti filosofici e cose non rappresentabili come l’origine del pensiero e gli odori. Partecipa ancora ad un paio di mostre collettive a Verona e Bologna, ma oltre a piccoli spostamenti Amati decide di non allontanarsi troppo dalla Valpolicella alla quale è particolarmente legato. Prosegue con la realizzazione di opere che vanno dal figurativo all’espressionismo astratto, realizza cicli con uno sfondo di critica sociale che inasprisce con segni scuri e aggressivi per poi abbandonarsi ad una quiete, rischiarante nell’animo e nei colori, durante gli ultimi periodi.
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